FIUGGI - INDAGINE SUL NUOVO SVERSAMENTO DI ACQUA REFLUA NON TRATTATA NEL FOSSO DEL DILUVIO

Il Corpo Forestale di Stato interpella l'Arpa Lazio per le analisi sul liquido fuoriuscito dallo scarico del depuratore consortile


Il ritorno delle piogge abbondanti nella Valle Anticolana, ripropone l'ormai nota questione dello sversamento delle acque reflue non trattate nel canale che si immette nel Lago di Canterno, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell'acqua e sull'ecosistema del bacino lacustre. Un problema nuovamente segnalato agli agenti del Corpo Forestale, di stanza a Fiuggi, che hanno interpellato l'Arpa Lazio per i rilievi di rito presso lo scarico della condotta che dal depuratore consortile riversa acqua nel cosiddetto Fosso del Diluvio. Il prelievo di liquido è stato effettuato dopo circa un'ora e mezza dal temporale che, nella giornata di martedì 27 agosto, ha colpito Fiuggi ed i comuni limitrofi di Trivigliano e Torre Cajetani, serviti dal depuratore, gestito dall'Acea Ato 5. Dai risultati delle analisi si comprenderà la natura e l'origine dell'acqua scura e maleodorante fuoriuscita dallo scarico nel pomeriggio di martedì e si provvederà, nel caso di dati al di sopra dei limiti di legge, a sanzionare il gestore dell'impianto, che, in questa vicenda, potrebbe avere anche una responsabilità di tipo penale. In attesa, tuttavia, del responso delle analisi abbiamo cercato di comprendere meglio il fenomeno ed il funzionamento dell'impianto di depurazione che, come ci è stato spiegato da un addetto della struttura, è in grado di trattare 300 m3/h nei giorni di sole e 3.000 m3/h in caso di pioggia. Quando la portata delle acque che confluiscono nel depuratore supera di gran lunga la capacità dell'impianto, la parte eccedente finisce direttamente nel canale, baipassando il depuratore, con inevitabile riversamento nel fosso di liquami e di altri rifiuti che finiscono nelle fognature comunali. Negli anni il problema è stato più volte al centro di dibattiti e di incontri tra enti, senza che si sia mai giunti ad una conclusione che risolvesse una volta per tutte la questione. L'impianto potrebbe essere ampliato, le acque non trattate potrebbero essere scaricate in un altro canale. Ipotesi quest'ultima che non convince i sostenitori della salvaguardia del Lago di Canterno, preoccupati per le conseguenze che ciò avrebbe in altri corsi d'acqua che giungono nella già martoriata Valle del Sacco. Per loro la soluzione andrebbe ricercata, invece, nella suddivisione a monte delle acque reflue dall'acqua piovana, per alleggerire il carico al depuratore. Questo implicherebbe l'intervento dei Comuni serviti dall'impianto. Uno sforzo economico che sarebbe ripagato in termini di qualità ambientale, di rispetto della salute del Lago di Canterno e di quei territori in cui giungono le sue acque, una volta convogliate dall'Enel nell'impianto di produzione di energia elettrica.    


La redazione (2013-08-28 11:08:41)